• apr

    02

    2019
  • 1148
Dissesto: Un video che rasenta il ridicolo

Dissesto: Un video che rasenta il ridicolo

Illogica, irrazionale ed anche sottilmente masochistica.


Queste sono le sensazioni che gli attivisti del Meetup di Reggio intendono condividere con l’opinione pubblica in relazione al video informativo diffuso dal Sindaco Falcomatà a sostegno della necessità di scongiurare, a qualunque costo, il dissesto del Comune di Reggio Calabria.


Ma andiamo per ordine. Il massimo rappresentante della nostra comunità ha candidamente sostenuto che i conti dell’Ente erano già compromessi nel 2015, per la precisione, parole sue di allora “dopo che la maggioranza ha approvato in Consiglio Comunale il bilancio consuntivo 2014 che certifica un disavanzo di 87 milioni, mentre il vero debito è di oltre 860 milioni di euro”. 
La domanda risulta conseguenziale: se i conti erano, come evidente, già compromessi nel 2015, perché non ha immediatamente dichiarato il dissesto? Perché non ha da subito optato per una operazione verità? Perché è rifuggito alle sue responsabilità politiche che, adesso, si appalesano in tutta la loro gravità?

Le catastrofiche conseguenze di un dissesto sono le medesime di quando il sindaco è entrato a palazzo San Giorgio, perché allora lasciare la spada di Damocle ancora per 30 anni sulla testa dei reggini ? 
Sarà forse per una questione di opportunità anche per i consiglieri di maggioranza nonché per quelli di pseudo-opposizione di minoranza(solo adesso rinsaviti)?
Ma gli interessi dei cittadini chi li tutela?

Il secondo punto sono parole e toni che Falcomatà utilizza per una assurda critica alla Consulta
Come tutti sappiamo, la Corte Costituzionale è l’organo di garanzia cui è demandato l’esclusivo compito di giudicare la legittimità degli atti dello Stato e delle Regioni e, pertanto, un Sindaco, nel pieno rispetto istituzionale delle sue funzioni, non potrebbe certo permettersi di criticare - peraltro in modo superficiale ed approssimativo dal punto di vista giuridico come evidente dalle parole del Primo Cittadino - la Consulta che, con la sentenza dello scorso febbraio, ha semplicemente dichiarato (una volta investita del problema) l’incostituzionalità della norma relativa alla possibilità di “spalmare” in 30 anni i debiti pregressi dell’Amministrazione Comunale, non soltanto perché viola il patto intergenerazionale, ma anche, e soprattutto, perché demolisce il principio di rappresentanza democratica sottraendo agli elettori il giudizio di responsabilità politica sull’operato degli amministratori locali e sugli imbarazzanti risultati politici raggiunti. Inoltre, importante aspetto tecnico, la Corte ha palesemente evidenziato la lesione del principio di equilibrio del bilancio.

Altresì imbarazzante il passaggio del Sindaco Falcomatà quando ha tentato, in modo maldestro, di creare un illogico parallelismo tra debito pubblico dello Stato, strutturato nei confronti di soggetti economici nazionali ed esteri che sottoscrivono acquisizioni di obbligazioni o titoli, con il debito del Comune, aspetto questo completamente differente per tutta una serie di motivi facilmente comprensibili.

La verità acclarata è che il nostro Primo Cittadino si è fatto promotore di una proposta (poi convertita in Legge dall’allora Presidente del Consiglio Renzi) sui debiti dei comuni palesemente incostituzionale per i motivi sopradescritti e servita esclusivamente al mantenimento dello status quo ed alla tutela dei diritti di molti creditori del modello Reggio (quello che ha generato il dissesto), evidenziando un livello politico non adeguato all’improbo ruolo rivestito e la netta percezione che abbia qualcosa di poco chiaro da difendere. Certamente non i tanto sbandierati diritti ed interessi di noi concittadini visto che, per esempio, quelli dei veri creditori sarebbero ugualmente garantiti, anche in caso di dissesto, con rate ad 84 mesi (non anni!).

In ultimo, sottolineiamo l’assordante silenzio (mai ossimoro fu più calzante) sull’aspetto che Falcomatà, nel suo video, non abbia fatto alcun riferimento agli amministratori colpevoli di aver generato questo enorme “buco” nel bilancio né tanto meno allo scabroso aspetto dei debiti fuori bilancio oltre alla conclusiva, totale, caduta di stile nell’appellare come “sciacalli che fanno politica con la p minuscola” tutti coloro i quali dissentono dal suo pensiero unico, evidenziando una pericolosa deriva verso una mentalità intransigente, aggressiva e caratterizzata dalla assoluta mancanza di rispetto per le altrui opinioni.

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